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Qual'era il vero cristianesimo dal tempo di Gesù fino ai nostri giorni?

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Sin da quando il cristianesimo ebbe inizio, a coloro che abbracciavano questa fede impopolare si aprivano due vie: o attenersi agli insegnamenti e ai princìpi di Cristo, che non ammettono compromessi, e alle Scritture, o lasciarsi attrarre dalla via larga e comoda del compromesso col mondo di quel tempo.
Lo storico Will Durant spiega: "La Chiesa non si limitò semplicemente ad adottare alcuni costumi religiosi o forme comuni alla Roma precristiana [pagana]: la stola e gli altri vestimenti dei sacerdoti pagani, l'uso dell'incenso e dell'acqua santa per le purificazioni, l'accensione di candele e di un lume perpetuo davanti all'altare, il culto dei santi, l'architettura della Basilica, la legge romana come base della legge canonica, il titolo di Pontifex Maximus al Sommo Pontefice e nel IV sec. la lingua latina . . . Presto i vescovi più che i prefetti romani furono la fonte dell'ordine e del potere nelle città: i metropolitani o arcivescovi sostennero, quando non soppiantarono i governatori delle province: e il sinodo dei vescovi si sostituì all'assemblea provinciale. La Chiesa romana seguì le orme dello Stato romano". — Storia della Civiltà, Parte III, Cesare e Cristo, traduzione di A. Mattioli, pagina 780.
Questo spirito di compromesso col mondo romano è in netto contrasto con gli insegnamenti di Cristo e degli apostoli.
L'apostolo Pietro raccomandò: "Diletti, . . . desto le vostre chiare facoltà di pensare alla maniera di un rammemoratore, affinché ricordiate le parole dette in precedenza dai santi profeti e il comandamento del Signore e Salvatore per mezzo dei vostri apostoli. Voi, perciò, diletti, avendo questa anticipata conoscenza, state in guardia, affinché non siate trascinati con loro dall'errore di persone che sfidano la legge e non cadiate dalla vostra propria saldezza". Paolo diede questo chiaro consiglio: "Non siate inegualmente aggiogati con gli increduli. Poiché quale associazione hanno la giustizia e l'illegalità? O quale partecipazione ha la luce con le tenebre? . . . '"Perciò uscite di mezzo a loro e separatevi", dice Geova, "e cessate di toccare la cosa impura"'; '"e io vi accoglierò"'". — 2 Pietro 3:1, 2, 17; 2 Corinti 6:14-17; Rivelazione (Apocalisse) 18:2-5.
Nonostante questa chiara ammonizione, i cristiani apostati del II secolo adottarono tutto l'apparato della religione pagana di Roma. Si allontanarono dalle pure origini bibliche e assunsero invece da Roma abiti e titoli pagani, e si imbevvero di filosofia greca. Il prof. Wolfson della Harvard University spiega che nel II secolo ci fu nel cristianesimo un grande afflusso di "gentili preparati nel campo filosofico". Questi ammiravano la sapienza dei greci e credevano di trovare somiglianze tra la filosofia greca e gli insegnamenti delle Scritture. Wolfson continua: "Talvolta il tenore delle loro svariate espressioni è che la filosofia è lo speciale dono fatto da Dio ai greci sotto forma di ragione umana come lo sono le Scritture per gli ebrei sotto forma di rivelazione diretta". E prosegue: "I Padri della Chiesa . . . si accinsero al loro lavoro sistematico per mostrare come, sotto il linguaggio semplice in cui le Scritture amano esprimersi, si nascondono le dottrine dei filosofi espresse negli oscuri termini tecnici coniati presso l'Accademia, il Liceo e la Stoa [scuole filosofiche greche]". — The Crucible of Christianity.
Questo atteggiamento diede alla filosofia e alla terminologia greca ampio modo di infiltrarsi nelle dottrine della cristianità, specie nel campo della dottrina trinitaria e in quello della credenza in un'anima immortale. Wolfson afferma: "I Padri [della chiesa] cominciarono a cercare nella vasta terminologia greca due termini tecnici adatti, dei quali uno sarebbe servito a definire la realtà della distinzione di ciascun componente della Trinità come singola entità e l'altro sarebbe servito a definire la loro sostanziale unità". Tuttavia dovettero ammettere che "la concezione di un Dio trino è un mistero che non si può sciogliere con la ragione umana". Per contro, l'apostolo Paolo aveva riconosciuto chiaramente il pericolo di tale contaminazione e 'pervertimento della buona notizia' quando ai cristiani galati e colossesi scrisse: "State attenti che qualcuno non vi porti via come sua preda per mezzo della filosofia [greco: filosofìas] e di un vuoto inganno secondo la tradizione degli uomini, secondo le cose elementari del mondo e non secondo Cristo". — Galati 1:7-9; Colossesi 2:8; 1 Corinti 1:22, 23.
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Sin da quando il cristianesimo ebbe inizio, a coloro che abbracciavano questa fede impopolare si aprivano due vie: o attenersi agli insegnamenti e ai princìpi di Cristo, che non ammettono compromessi, e alle Scritture, o lasciarsi attrarre dalla via larga e comoda del compromesso col mondo di quel tempo.
Lo storico Will Durant spiega: "La Chiesa non si limitò semplicemente ad adottare alcuni costumi religiosi o forme comuni alla Roma precristiana [pagana]: la stola e gli altri vestimenti dei sacerdoti pagani, l'uso dell'incenso e dell'acqua santa per le purificazioni, l'accensione di candele e di un lume perpetuo davanti all'altare, il culto dei santi, l'architettura della Basilica, la legge romana come base della legge canonica, il titolo di Pontifex Maximus al Sommo Pontefice e nel IV sec. la lingua latina . . . Presto i vescovi più che i prefetti romani furono la fonte dell'ordine e del potere nelle città: i metropolitani o arcivescovi sostennero, quando non soppiantarono i governatori delle province: e il sinodo dei vescovi si sostituì all'assemblea provinciale. La Chiesa romana seguì le orme dello Stato romano". — Storia della Civiltà, Parte III, Cesare e Cristo, traduzione di A. Mattioli, pagina 780.
Questo spirito di compromesso col mondo romano è in netto contrasto con gli insegnamenti di Cristo e degli apostoli.
L'apostolo Pietro raccomandò: "Diletti, . . . desto le vostre chiare facoltà di pensare alla maniera di un rammemoratore, affinché ricordiate le parole dette in precedenza dai santi profeti e il comandamento del Signore e Salvatore per mezzo dei vostri apostoli. Voi, perciò, diletti, avendo questa anticipata conoscenza, state in guardia, affinché non siate trascinati con loro dall'errore di persone che sfidano la legge e non cadiate dalla vostra propria saldezza". Paolo diede questo chiaro consiglio: "Non siate inegualmente aggiogati con gli increduli. Poiché quale associazione hanno la giustizia e l'illegalità? O quale partecipazione ha la luce con le tenebre? . . . '"Perciò uscite di mezzo a loro e separatevi", dice Geova, "e cessate di toccare la cosa impura"'; '"e io vi accoglierò"'". — 2 Pietro 3:1, 2, 17; 2 Corinti 6:14-17; Rivelazione (Apocalisse) 18:2-5.
Nonostante questa chiara ammonizione, i cristiani apostati del II secolo adottarono tutto l'apparato della religione pagana di Roma. Si allontanarono dalle pure origini bibliche e assunsero invece da Roma abiti e titoli pagani, e si imbevvero di filosofia greca. Il prof. Wolfson della Harvard University spiega che nel II secolo ci fu nel cristianesimo un grande afflusso di "gentili preparati nel campo filosofico". Questi ammiravano la sapienza dei greci e credevano di trovare somiglianze tra la filosofia greca e gli insegnamenti delle Scritture. Wolfson continua: "Talvolta il tenore delle loro svariate espressioni è che la filosofia è lo speciale dono fatto da Dio ai greci sotto forma di ragione umana come lo sono le Scritture per gli ebrei sotto forma di rivelazione diretta". E prosegue: "I Padri della Chiesa . . . si accinsero al loro lavoro sistematico per mostrare come, sotto il linguaggio semplice in cui le Scritture amano esprimersi, si nascondono le dottrine dei filosofi espresse negli oscuri termini tecnici coniati presso l'Accademia, il Liceo e la Stoa [scuole filosofiche greche]". — The Crucible of Christianity.
Questo atteggiamento diede alla filosofia e alla terminologia greca ampio modo di infiltrarsi nelle dottrine della cristianità, specie nel campo della dottrina trinitaria e in quello della credenza in un'anima immortale. Wolfson afferma: "I Padri [della chiesa] cominciarono a cercare nella vasta terminologia greca due termini tecnici adatti, dei quali uno sarebbe servito a definire la realtà della distinzione di ciascun componente della Trinità come singola entità e l'altro sarebbe servito a definire la loro sostanziale unità". Tuttavia dovettero ammettere che "la concezione di un Dio trino è un mistero che non si può sciogliere con la ragione umana". Per contro, l'apostolo Paolo aveva riconosciuto chiaramente il pericolo di tale contaminazione e 'pervertimento della buona notizia' quando ai cristiani galati e colossesi scrisse: "State attenti che qualcuno non vi porti via come sua preda per mezzo della filosofia [greco: filosofìas] e di un vuoto inganno secondo la tradizione degli uomini, secondo le cose elementari del mondo e non secondo Cristo". — Galati 1:7-9; Colossesi 2:8; 1 Corinti 1:22, 23. Show less
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